Le notizie di maltrattamenti, pestaggi, angherie e abusi che filtrano dalle mura dei CIE ogni tanto fanno notizia anche se molto meno di quello che sarebbe necessario per squarciare il velo di silenzio e indifferenza che circonda questi luoghi. Ciò che invece spesso fatica a venir fuori sono le piccole storie individuali di sopraffazione e accanimento contro i reclusi e come in questo caso le persone a loro vicine.
Lui è un 32enne tunisino trattenuto al Cie con alle spalle alcuni precedenti, lei una 25enne albanese ma di cittadinanza italiana residente a Padova. Il loro matrimonio è già saltato due volte. Avrebbero voluto sposarsi a Gradisca, il che, essendo lei cittadina italiana, avrebbe permesso a lui – colpito dal provvedimento di rimpatrio – di ottenere il permesso di soggiorno. Ma non è andata così e lui è stato rimpatriato.