Gradisca: reclusi sui tetti

striscione-bAggiornamenti al 02 settembre: venerdì sera nuova fuga: in una dozzina hanno tentato di scappare e in due ci sono riusciti facendo perdere le proprie tracce.  Nella notte fra sabato e domenica i reclusi sono scesi dal tetto. Ci sono stati momenti di tensione con la polizia presente in forze ma non ci sono state al momento ritorsioni. Ancora gravi le condizioni del ragazzo in coma all’ospedale.

Aggiornamenti del 30 agosto: dall’altro ieri i reclusi sono tornati sul tetto dove sono tutt’ora e intenzionati a resistere. Il motivo scatenante questa volta 4 notifiche di cui due di ulteriore permanenza nel lager (dopo 14 mesi in questo caso) e di diniego della richiesta di rimpatrio volontario e anche qui prolungamento della detenzione. Rassegna stampa.

Rassegna stampa dal 21 al 25 agosto qui e qui.

Aggiornamenti del 21 agosto: i migranti continuano ad essere chiusi nelle loro stanze. La persona che ieri ha ingoiato la lametta e che da ieri è entrato in sciopero della fame, si trova al Cie, presso l’infermeria dove gli sarebbe stato somministrato dell’olio per agevolare l’espulsione della lama. Ci chiediamo se quello sia il luogo più idoneo a questo tipo di intervento che, da ignoranti, ci sembra non privo di rischi. Un altro uomo, di 46 anni di origine algerina è in sciopero della fame dalla notte del Bairam, quando i festeggiamenti per la fine del Ramadan sono stati impediti e la protesta è stata poi soffocata nei lacrimogeni al CS.
L’uomo ha perso 17 chili in 10 giorni e ci ha dichiarato di aver tentato il suicidio 3 volte nell’ultimi 6 mesi, da quando cioè si trova rinchiuso al CIE di Gradisca d’Isonzo.
Due giorni fa ha ingoiato una ingente quantità di psicofarmaci e ha poi rifiutato ogni tipo di intervento medico, seppure gli sarebbe stato proposto anche il trasporto all’ospedale di Gorizia.
Soffre di problemi alla tiroide e ha interrotto anche le cure mediche per questi.
Chiede di parlare con qualcuno (al telefono la nomina come “commissione”) che si occupi di verificare le ingiuste e disumane condizioni di detenzione all’interno del CIE.

Aggiornamento del 20 agosto: dopo 65 ore di permanenza sui tetti la polizia ha chiuso il varco da cui salivano i migranti in lotta (cosa già tantata ma senza esito ieri) dopo che solo uno era rimasto sul tetto. Quel buco era diventato un simbolo di libertà al punto che uno dei reclusi per la disperazione ha ingoiato una lametta e altri oggetti. E’ stato portato al pronto soccorso di Gorizia, dove, di fronte alle ennesime prepotenze dei suoi aguzzini di scorta ha rifiutato le cure ed è tornato nel CIE. Nel frattempo sempre oggi una ventina di immigrati ha tentato la fuga durante il cambio turno e sei sono riusciti a darsi alla macchia. 

Cronaca fino al 17 agosto: Dopo mesi di relativa calma riesplode la protesta nel lager gradiscano. Tutto inizia nella notte dell’8 agosto quando un gruppo di reclusi alla fine della preghiera per il Ramadan chiede di non rientrare nelle celle a causa del caldo torrido e di restare nel cortile: la reazione degli sbirri non si fa attendere con un bel lancio di lacrimogeni e manganellate. I reclusi devono spaccare una lastra di plexigas per non restare asfissiati. Da questo momento gli immigrati si ribelleranno al trattamento loro riservato salendo per due volte sui tetti fra il 10 e il 12 agosto per reclamare il rispetto della loro dignità.

Durante queste fasi in due cadono dal tetto ferendosi di cui uno in maniera molto grave e che è tutt’ora in prognosi riservata. Tutte le prime fasi della rivolta vedono presenti fuori dal CIE le aderenti alla Tenda della Pace e i Diritti di monfalcone che fanno intervenire più volte parlamentari e altre figure istituzionali per fare pressioni sulla prefettura. Vista la gravità della situazioni i vari movimenti antirazzisti si danno appuntamento per sabato 17 agosto di fronte al CIE. All’arrivo dei primi manifestanti la scena è la seguente: di fronte al cancello decine di carabinieri e poliziotti in antisommossa (niente di nuovo sotto il sole) ma sul tetto ci sono nuovamente i reclusi che hanno nuovamente spaccato delle lastre per salire! Per la prima volta da quanto è stato aperto il lager vi è un contatto diretto fra antirazzisti e prigionieri durante una manifestazione. I circa 200 presenti (per la maggior parte pacifisti, centri sociali del nordest e anarchici) per tre ore urlano, battono sul guard rail, parlano coi migranti sul tetto. Vista la ghiotta occasione numerosi anche gli esponenti istituzionali a vario livello che non mancano mai quando ci sono le telecamere. Ad un certo punto viene anche bloccata la statale e fatte delle scritte a pennello sulla strada e sul muro del CIE con la parola “libertà” scritta in più lingue. La polizia guarda ma non interviene: è chiaro che dopo il can can mediatico degli ultimi giorni hanno l’ordine di tenere la tensione bassa. I racconti dei reclusi sono gli stessi di ogni CIE: psicofarmaci, restrizioni assurde e violenze quotidiane. Il presidio si scioglie verso le 8 ma gruppi di compagni si danno il turno per restare coi reclusi che resistono sul tetto. La situazione è in evoluzione è finalmente si riparla di CIE fuori dagli ambiti militanti e sempre più ne chiedono la chiusura. Seguiranno aggiornamenti.

Foto e rassegna stampa su www.info-action.net

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