Guerra. Mitraglia sul Mare Nostrum

mare nostrumSiamo sul ponte dell’unità della Marina militare italiana Aliseo, impegnata nell’operazione “mare nostrum”. C’é un inseguimento, si odono tre scariche di artiglieria, i proiettili colpiscono l’imbarcazione in fuga. Uno stacco. Poi si vede l’imbarcazione trainata a gran velocità dall’Aliseo finché il natante non si piega su un fianco, cominciando ad affondare.
Dopo la diffusione di questo video, girato da qualche militare in servizio sull’Aliseo, la Marina militare diffonde una nota nella quale si sostiene che bordo c’erano solo nove scafisti, tutti arrestati. Una versione strampalata che cerca di mettere una falla su un buco bello grosso. Il buco nell’omertà di Stato sull’operazione “Mare Nostrum”. Le regole di ingaggio delle unità impegnate nell’operazione Mare Nostrum non prevedono la facoltà di sparare. Anche agli scafisti.
La verità che questo video mostra è semplice.

 

Nel Mediterraneo l’Italia fa la guerra ai migranti. Non dichiarata, certo, ma di guerra indubbiamente si tratta. Le strategie, gli attori, gli strumenti, le alleanze e le modalità d’intervento sono quelli di tutte le guerre. E causano morte. Morti, tanti morti.
L’Operazione Mare Nostrum fu annunciata dal ministro Mario Mauro dopo la strage del 3 ottobre, quando a poche miglia da Lampedusa annegarono 364 tra donne, uomini e bambini provenienti dal continente africano e dal Medio oriente. Quei morti furono un mero casus belli. La nuova crociata contro chi fugge dalle ingiustizie, lo sfruttamento, gli ecocidi, era stata preparata infatti da mesi in tutti i suoi dettagli. Governo e Stato maggiore hanno rispolverato ad hoc l’armamentario linguistico delle ultime decadi: operazione militare e umanitaria, l’hanno ipocritamente definita, perché le guerre non devono mai essere chiamate con il loro nome per non turbare l’opinione pubblica.
Quando il governo Letta mise in mare l’operazione era chiaro che quella umanitaria era la solita foglia di fico che mal copriva le vergogne della frontiera. Il Mare è Nostro, non è nè deve essere un mare di mezzo. Non è il luogo dell’incontro della solidarietà. Non è né deve essere un ponte, ma una barriera, che spesso inghiotte le vite di chi prova ad attraversarla: molti sono morti e moriranno, tanti altri finiscono nelle reti.
Le cronache raccontano di salvataggi, non parlano dei respinti in mare, non parlano della sorte di chi sbarca. Tanti sono profughi di guerra, fuggono alle persecuzioni, ai bombardamenti, arrivano dalla Somalia, dall’Eritrea, dalla Siria; tanti altri sono migranti in cerca di fortuna.
Quando sbarcano vengono “disinfettati”, rivestiti, identificati e poi lasciati in strada con un foglio di via. “Mare Nostrum” è anche questo: una fabbrica di clandestini. I CIE sono a pezzi, i Cara scoppiano, un foglio di via risolve tutto: chi lo riceve diventa invisibile, deve diventare invisibile. E’ finito il tempo delle emergenze di Maroni, il ministro dell’Interno leghista che ammassava tutti a Lampedusa, nella speranza vana che l’Europa gli togliesse le castagne dal fuoco. I governi Monti, Letta, Renzi non ne vogliono più sapere di “emergenze” di titoloni sulla stampa estera, della corte di giustizia europea che marchia l’Italia come paese dove i poveri sono sottoposti a trattamenti inumani e degradanti.
Il governo italiano ha puntato agli accordi con la Libia: droni tricolori sin nel Fezzan, al confine del deserto, militari libici addestrati nel Bel Paese, carceri per immigrati in Libia.
Gli accordi con la Libia non reggono: il paese è in preda al caos, il business della carne umana è molto proficuo e, chi sa?, il governo italiano potrebbe farsi tentare da un’altra avventura militare dopo quella del 2011.

 

Il confine tra guerra interna e guerra esterna è sempre più impalpabile.

Tratto da Anarresinfo.noblogs.org

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