Monthly Archives: luglio 2011

Trapani. In piazza contro il razzismo

La sera di sabato 23 luglio i cittadini e i numerosi turisti che in questi giorni d’estate affollano il centro storico di Trapani, si sono imbattuti nel presidio antirazzista organizzato dal Coordinamento per la Pace e dal Gruppo Anarchico “Andrea … Continue reading

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GFE. Una lotta di tutti, una sconfitta di tutti

Mercoledì 13 luglio si è conclusa la lotta dei lavoratori della GFE. Una sconfitta, una sconfitta che brucia dopo quasi un anno di scioperi, presidi permanenti, scioperi della fame e della sete e iniziative di solidarietà.
L’accordo prevede l’assunzione prioritaria alla SNATT per un massimo di 80 lavoratori su 180. Il vice presidente della Provincia si fa garante che gli 80 rinunceranno alla causa civile in corso contro l’azienda.
Gli altri 100 lavoratori verranno “spalmati” tra altre cooperative di LegaCoop, dove spesso le condizioni di lavoro sono appena migliori che alla GFE.
Non vi è un impegno preciso all’applicazione del contratto nazionale (finora è stato applicato il contratto UCI, decisamente peggiore del nazionale). C’è solo una generica dichiarazione di intenti per “un adeguamento al contratto nazionale siglato dai sindacati confederali”.
Dopo la firma dell’accordo e l’approvazione da parte dei lavoratori le istituzioni locali (provincia in primis), la CGIL e i padroni hanno fatto dichiarazioni trionfali.
La sconfitta dei lavoratori disinnesca una bomba sociale che rischiava di fare da detonatore nelle tante situazioni lavorative simili alla GFE.
Dicono che l’accordo sia frutto di trattative durate un’intera giornata e che sia stato approvato dalla maggioranza (5 voti contrari e 70 favorevoli) dei lavoratori.
La verità è un’altra. L’accordo era stato concepito da giorni, le centrali sindacali ne erano al corrente e stavano lavorando ai fianchi i lavoratori in lotta. Un gioco sporco che mirava a dividerli, mettendo in cattiva luce chi dava loro sostegno al di fuori della CGIL. Un accordo imposto spaventando i lavoratori, stremati dopo una lotta lunghissima. Proprio il giorno prima si era scatenato il panico perché ad alcune famiglie di lavoratori erano state tagliate, per morosità, luce ed acqua. Un caso?
Il PD e la CGIL si sono schierati dalla parte del padrone, per l’armonia sociale, perchè c’è la crisi e bisogna tutti tirare la cinghia e fare sacrifici.
Il sindacato non ha voluto generalizzare la lotta della GFE, che doveva essere una lotta di tutti e rischiava di innescare un processo di scardinamento del sistema di sfruttamento cooperativo che regge buona parte dell’economia emiliana. Si è fatto di tutto perché questi lavoratori si sentissero isolati, trasformando una questione sociale generale in un problema circoscritto ai soli lavoratori della GFE.
Questa vicenda mostra, se mai ce ne fosse bisogno, che le lotte, per avere una possibilità di vittoria, devono essere condotte dai lavoratori stessi, senza deleghe. Continue reading

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Fuga da Milo

Trapani, 20 luglio. Sono almeno 20 gli immigrati fuggiti dal nuovo Centro d’Identificazione ed Espulsione di contrada Milo, inaugurato pochi giorni fa, nella periferia di Trapani.
La notizia è stata diffusa in una nota del sindacato di polizia Siulp che, pur non avendo alcuno scrupolo morale a fare i secondini, tuttavia vorrebbero starsene più tranquilli.
Nel territorio di Trapani, attualmente, sono attivi il vecchio CIE “Serraino Vulpitta”, la nuova struttura di Milo, e la tendopoli di Kinisia, momentaneamente vuota.
Di seguito il bel comunicato del Coordinamento per la Pace di Trapani

Se vince l’umanità
Ancora una volta l’umanità ha vinto. Le fughe di immigrati dal nuovo Centro d’Identificazione ed Espulsione di contrada Milo dimostrano che l’insopprimibile bisogno di libertà è più forte di qualunque cinico efficientismo repressivo. Sapere che da Milo è possibile scappare significa ridare una speranza a questa città ridotta a un carcere a cielo aperto.
Il nuovo mega-lager di Trapani (una struttura costata un mare di soldi, concepita secondo i più moderni criteri in materia di segregazione) è un mostro di cemento e ferro circondato da sbarre, fatto apposta per contenervi centinaia di esseri umani colpevoli soltanto di essere nati dalla parte sbagliata del mondo (almeno secondo i criteri di chi dispone delle vite di noi tutti).
Da oggi il CIE di Milo, questo mostro di cemento e ferro, fa un po’ meno paura. Ma quando sarà chiuso, insieme al “Serraino Vulpitta” e alla tendopoli di Kinisia, sarà sempre troppo tardi.
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Ancora sciopero e blocchi alla TNT di Piacenza

Continua la lotta dei lavoratori alla TNT di Piacenza. Dopo le mobilitazioni di venerdì 8, il tavolo di trattativa previsto per il lunedì successivo si era rivelato un mero tentativo di sedare le lotta da parte della dirigenza delle due cooperative Stella e Vega, del gruppo Gesco Nord, già fin troppo noto per simili vicende di caporalato legalizzato.

La contropartita richiesta da capi e capetti in cambio di qualche timida e vaga concessione era stata la totale estromissione del sindacato Si Cobas che sta seguendo la vertenza.

Ma la risposta dei lavoratori non si è fatta attendere a lungo: rifiutata l’inaccettabile proposta dei padroni e la vergognosa offerta dell’importo di 100 euro a chi avesse restituito la tessera, hanno organizzato per la serata giovedì 14 luglio, un nuovo picchetto davanti all’azienda, con blocco dei camion in entrata e in uscita. Circa duecento, in gran parte lavoratori di Vega e Stella, insieme ad un gruppo di solidali, si sono ritrovati per più di cinque ore davanti ai cancelli. “Padroni di niente, schiavi di nessuno”, rivendicando i propri diritti e l’applicazione del contratto nazionale, denunciando le buste paga fittizie e chiedendo le dimissioni dei caporali “Ci avete sfruttato abbastanza, adesso è arrivato il momento che ve ne andiate”. L’infamia dei padroni si è palesata immediatamente: circa trenta lavoratori avevano già iniziato il turno e al loro tentativo di unirsi allo sciopero la reazione è stata il ritiro del badge d’accesso e la minaccia del licenziamento.

E mentre le forze del disordine schieravano le macchine dei carabinieri nel cortile e gli uomini della d.i.g.o.s. si affannavano a tradurre dall’arabo le decisioni prese dai lavoratori in assemblea, la dirigenza ha proposto un nuovo tavolo di trattativa per lunedì prossimo. Inutile dire che le aspettative sono scarse, ma determinazione nel dire basta è tanta, basta allo sfruttamento, basta alle perquisizioni personali da parte dei caporali in uscita dal lavoro, ai ritmi massacranti intervallati dall’imposizione di assurde pause non retribuite e alle continue minacce di licenziamento, perpetrate soprattutto nei confronti di chi, perdendo il lavoro, rischierebbe di perdere il permesso di soggiorno. Il presidio si è sciolto poco dopo l’una di notte ma la lotta non si ferma e sono previsti altri appuntamenti, sia prima, sia dopo il tavolo, se le cose non cambieranno davvero.
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Trapani. Muri e gabbie del nuovo CIE di Milo

Muri altissimi e gabbie di ferro per rinchiudere le vite di 200 immigrati senza carte. È l’ultimo CIE italiano, quello di Milo vicino a Trapani.
Lo hanno inaugurato i 50 tunisini trasferiti dalla tendopoli/lager di Chinisia, che è stata momentaneamente chiusa. A Milo hanno portato anche quattro richiedenti asilo, rinchiusi a Chinisia nonostante siano in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati.
La struttura, costata 6 milioni di euro, è stata realizzata in un terreno contiguo all’area dell’ex aeroporto di Milo, vicino al Comando provinciale dei vigili del fuoco e alla stazione dell’Agenzia spaziale italiana. È previsto che in futuro ci sia anche una sezione femminile e un centro di accoglienza per richiedenti asilo.
La gestione del nuovo CIE è stata temporaneamente affidata al centro di accoglienza Badia Grande della Caritas di Trapani e alla cooperativa Insieme, del consorzio Connecting People.
Con l’abbandono di Chinisia, si chiude la vicenda delle tre tendopoli trasformate in altrettanti centri di identificazione e espulsione, con l’ordinanza 3935 del 21 aprile.
A Palazzo San Gervasio la tendopoli/cie è stata chiusa dopo l’inchiesta di Repubblica, anche se ufficialmente si parla di lavori di ristrutturazione. La tendopoli/cie di Santa Maria Capua Vetere è stata sequestrata dalla magistratura dopo l’incendio che l’ha distrutta.
La chiusura – sia pure temporanea – di Chinisia probabilmente è stata decisa in seguito alle proteste dei poliziotti trapanesi, che non ne volevano sapere di sorvegliare tre Cie nella stessa città. Naturalmente ai tutori del disordine statale poco importa delle vite negate dei migranti clandestini: pestaggi, umiliazioni e violenze sono il pane quotidiano che gli uomini in divisa fanno inghiottire ai reclusi dei CIE.
Anche a Chinisia, come nelle altre tendopoli/CIE, rivolte, fughe e repressione sono stati continui in poco più di tre mesi. I reclusi, in buona parte tunisini, dopo aver assaggiato il gusto aspro e forte della lotta per la libertà nel loro paese, non sono disposti a rinunciarvi.
A Trapani è stata rimandata la chiusura del vecchio Serraino Vulpitta, che era previsto fosse sostituito dalla nuova struttura di Milo.
Potrebbe essere interessante capire dove finiranno i 10 milioni di euro che l’ordinanza 3935 aveva stanziato per la ristrutturazione e la gestione delle tre tendopoli/CIE di Chinisia, Santa Maria Capua Vetere e Palazzo S. Gervasio.

Sulla tendopoli/lager di Chinisia e sulla rivolta e fuga del 23 giugno vale la pena leggere il reportage pubblicato il 4 luglio su Fortresse Europe. Continue reading

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Pordenone. Immigrati di nuovo in piazza!

A pochi mesi di distanza dalla partecipatissima manifestazione di febbraio scorso gli immigrati pordenonesi sono nuovamente scesi in piazza per rivendicare nuovamente diritti e dignità. E’ stata ancora una volta una manifestazione riuscita e determinata che ha bloccato il centro … Continue reading

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Piacenza. Blocco ai cancelli della TNT

Dopo la lotta alla Ceva Logistica a Cortemaggiore siamo ancora a Piacenza. I lavoratori delle cooperative Stella e Vega associate al consorzio Gesco Nord, tutti immigrati provenienti dal Marocco e dall’Egitto sono scesi ieri pomeriggio in sciopero spontaneo bloccando i cancelli d’ingresso del magazzino dell Tnt di Piacenza. Siamo nel polo logistico: per tutti i politici il fiore all’occhiello della nuova economia della città. I lavoratori in sciopero, circa 150 su 300, sono stanchi di essere trattati come schiavi e chiedono la mera applicazione del Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori del settore commercio, sistematicamente non applicato dalle cooperative.
Ogni mattina ed a ogni inizio turno tutti i soci lavoratori delle cooperative, che hanno l’appalto per la movimentazione merci (carico e scarico dei camion che portano la corrispondenza) si presentato ai cancelli ma a solo alcuni è poi concesso di entrare al lavoro: il nuovo caporalato che ben tipico di tante cooperative della logistica. I lavoratori raccontano di essere stati sottoposti a perquisizioni corporali e di indennità di malattia in nero e sempre variabili.
I lavoratori, organizzati dal SI Cobas, hanno deciso di opporsi alla nuova schiavitù in cui sono costretti a lavorare. Lottano sia contro le cooperative da cui sono stati assunti, alcuni anche a tempo indeterminato, e della Tnt che è complice dello sfruttamento e del ricatto contro i lavoratori.
Le buste paga spesso sono a zero o ammontano a pochi euro: il resto viene pagato in nero.
Con la divisa della Gesco Nord e le scarpe infortunistiche, coraggiosi e determinati, i lavoratori, sempre sotto il ricatto della perdita del permesso di soggiorno, hanno resistito ai tentativi di uscita di alcuni camion e si sono opposti alla richieste della dirigenza e della polizia di spostare il presidio.
La fila di camion è diventata molto lunga e gli animi si sono surriscaldati, mentre le perdite economiche per la Tnt aumentavano.
Si presenta la Digos in blocco, che filma per tutta la giornata, due auto della polizia e una dei carabinieri. Nell’aria non c’è un intervento immediato: sono stati colti di sorpresa. I compagni presenti hanno sostenuto i lavoratori nel blocco dell’ingresso e l’uscita dei camion, nei vari punti, dalle 18 alle 21,30: nel corso della giornata i proprietari hanno proposto, prima di incontrare alcuni soci lavoratori senza il sindacato, poi di incontrare anche i rappresentanti del sindacato.
Il risultato è stata la garanzia della firma di un verbale di accordo per l’applicazione del contratto nazionale per tutti i lavoratori delle cooperative. Alle 21,30 il blocco è stato tolto. Ci saranno ancora alcuni momenti di tensione perchè la TNT pare intenzionata a lasciare fuori i lavoratori che hanno protestato: il blocco riprende e in breve entrano tutti.
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