Torino. “Lega=fascismo”: anarchici alla sbarra

“Che fine hanno fatto gli uomini donne e bambini fermati dalle navi che il governo italiano ha regalato alla Libia?
Moltissimi sono annegati mentre inseguivano il sogno di una vita migliore. Dal 1988 almeno 15.566 immigrati e profughi sono morti tentando di entrare in Europa.
Gli altri – bambini compresi – sono nelle galere libiche, dove insulti, botte, stupri sono pane quotidiano. Escono solo quelli che pagano. Fuori li aspettano il deserto e altri mercanti d’uomini. Tanti non ce la fanno e muoiono di fame e di sete.
Il governo italiano – con le sue leggi – li ha uccisi. La Lega – che propaganda  l’odio razzista – è responsabile di questa strage senza fine. Una strage di Stato.”

Questo il testo del manifesto affisso in città in occasione della seconda udienza del processo che vede alla sbarra due anarchici torinesi, accusati di aver minacciato e diffamato l’europarlamentare leghista Mario Borghezio, per aver detto e scritto che Borghezio è un fascista e un razzista.
Scarica qui il manifesto e qui il volantino.

L’appuntamento per tutti gli antirazzisti è giovedì 14 ottobre ore 11,30 in tribunale – corso Vittorio Emanuele 130 – aula 82 – ingresso 22 – primo piano. Borghezio sarà in aula a testimoniare: non lasciamolo solo! 

Aggiornamenti al 14 ottobre. La ritirata di Borghezio
All’ultimo minuto il PM rinuncia alla testimonianza dell’europalamentare leghista.
Borghezio si presenta lo stesso ma deve battere in ritirata davanti agli anarchici che lo accolgono con “Bella ciao”.
Leggi sotto la cronaca redatta dai compagni della FAI torinese.

Torino, 14 ottobre 2010. Era il giorno di Borghezio. Il PM Rinaudo lo aveva chiamato a testimoniare nel processo a carico di due anarchici accusati di minacce e calunnie all’europarlamentare leghista. Alla base dell’accusa l’affissione di manifesti in cui si sosteneva che Borghezio è un fascista, e un manichino con la faccia di Borghezio, appeso per i piedi davanti alla sede della Lega in via Poggio 23. Come Mussolini a piazzale Loreto.
La giudice aveva ammesso la testimonianza dell’europarlamentare nell’udienza del 18 giugno. All’ultimo minuto Rinaudo ha rinunciato alla sua testimonianza.
Un fascista ed un razzista non pentito come Borghezio rischiava di recitare male la parte del pover’uomo calunniato dagli anarchici. O, forse, è stato lo stesso Borghezio a fare pressioni sulla Procura perché lo togliesse dagli impicci. L’esponente del carroccio ha preferito evitare domande sulle sue imprese più celebri. Cosa avrebbe detto della volta che ha spruzzato il disinfettante su alcune ragazze africane sull’intercity Torino Milano? E della volta che, a capo di un manipolo di camicie verdi ha fatto pulizia “etnica” sotto ponte Mosca? In quell’occasione andò a fuoco un ricovero di senzatetto rumeni: per un pelo non ci scappò il morto. Dopo un’iniziale condanna a 8 mesi se l’è cavata in Cassazione con una multa. Per non dire dell’ammenda che si buscò per aver picchiato un bambino marocchino.
Come avrebbe spiegato le esternazioni dello scorso anno ad un convegno dell’estrema destra nizzarda? Credendosi a microfoni spenti, Borghezio dava consigli ai suoi camerati per “non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera … ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”.
Come avrebbe spiegato i 15.566 immigrati annegati nel Mediterraneo per le politiche razziste di quelli come lui? Che avrebbe detto dei profughi di guerra eritrei respinti in Libia, verso galere dove botte, torture, stupri sono la norma? Che avrebbe detto degli immigrati deportati verso la guerra e la fame?

Naturalmente l’europarlamentare, pur sapendo che Rinaudo non lo voleva più, si è presentato lo stesso. Sperava in qualche incidente che gli consentisse di recitare la parte del martire.
Non si è tuttavia nemmeno affacciato in aula, perché nell’anticamera un folto gruppo di anarchici ed antifascisti lo ha accolto con le note di “Bella ciao”. I carabinieri si sono affrettati ad infilarlo in una stanza chiusa, da dove se l’è poi svignata.
In aula i compagni hanno indossato magliette nere con la scritta “Lega=fascismo”.
Inutile il tentativo della giudice di far coprire le maglie.
I due testi dell’accusa, due poliziotti, sono caduti in numerose contraddizioni durante il dibattimento, che è stato rinviato al 14 febbraio.

La Resistenza continua. Ogni giorno.
Per le strade di questa città, dove la guerra ai poveri si fa ogni giorno più feroce.


Ricordiamo brevemente la vicenda.

Giovedì 14 ottobre entra nel vivo il processo contro due anarchici. L’accusa? Diffamazione e minacce nei confronti di Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord e, per inciso, noto razzista e fascista non pentito.
I fatti?
Alla vigilia del 25 aprile dello scorso anno davanti alla sede della Lega apparve un fantoccio con la faccia di Borghezio appeso a testa in giù, come Mussolini a piazzale Loreto. Manifesti analoghi furono affissi in città. Un gesto simbolico per mostrare che il fascismo è al governo e in parlamento.

Borghezio è uno dei volti del fascismo di oggi.
Nel 1993 viene condannato ad una multa di 750.000 lire per aver picchiato un bambino marocchino.
Nel 2000, a capo di un manipolo di camicie verdi, sull’intercity Torino Milano, fa partire una vera “pulizia etnica” contro un gruppo di ragazze nigeriane spruzzando i sedili e le malcapitate con il “flit”, il disinfettante.
Il primo luglio dello stesso anno appicca il fuoco al ricovero di alcuni immigrati rumeni sotto un ponte. Per un pelo non ci scappa il morto. Dopo un’iniziale condanna a 8 mesi se la caverà in Cassazione con una multa.
Lo scorso anno in Francia, ad un convegno dell’estrema destra, credendosi a microfoni spenti, Borghezio dava consigli ai suoi camerati per “non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera … ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”.
I fascisti sono al governo nel nostro paese. Stanno chiudendo ogni spazio al dissenso alla contestazione politica e sociale.
Non si contano più le denunce, le inchieste, i rinvii a giudizio. Nel mirino chi resiste al razzismo, chi occupa case abbandonate, chi si oppone alla guerra e al militarismo.

È in gioco quel che resta della libertà di dire e di fare. È in gioco sin la possibilità di criticare l’ordine costituito. È in gioco libertà di tutti.

I nostri due compagni sono accusati aver detto e scritto che Borghezio è un fascista ed un razzista.

Sono accusati di aver voluto ricordare, alla vigilia del 25 aprile, che la Lega Nord è il fascismo che torna.
Oggi il fascismo colpisce ogni giorno.
I CIE, centri per immigrati senza carte, sono i lager del nuovo secolo. Uomini e donne vi assaggiano processi lampo, soprusi, pestaggi, umiliazioni, stupri.
Il diritto legale di vivere nel nostro paese è riservato solo a chi ha un contratto di lavoro, a chi accetta di lavorare come qui nessuno più era obbligato a fare. Oggi i migranti, con permesso o in nero, sono i nuovi schiavi di quest’Europa fatta di confini e filo spinato. Gente la cui vita vale poco o nulla.
È scritto nelle leggi. Leggi razziste.
Ogni giorno, ogni ora, qualcuno muore in mare, inghiottito dalle norme che impediscono la libera circolazione degli individui. Hanno detto di voler fermare “l’invasione”: hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero.
Campi di concentramento e deportazioni non sono ricordo di un infame passato ma sono nelle nostre città, a pochi metri dai giardinetti dove giocano i nostri figli.
Contro il razzismo di Stato non basta la testimonianza, non basta l’indignazione. Bisogna mettersi in mezzo: contrastare retate e deportazioni, rifiutare ronde e militari in strada, sostenere chi lotta nei CIE, chi sciopera contro la schiavitù legale, chi cerca di scavalcare i muri e buttare giù le barriere.
Ribellarsi è giusto, l’indifferenza è complicità.

L’Italia è in guerra. Come ai tempi di Mussolini. Quelli come Bossi, Maroni, Borghezio sono fatti della stessa pasta.

E gli anarchici, oggi come allora, finiscono in tribunale

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