Milano. Sciopero, picchetti, resistenza operaia alla Billa

Milano, lunedì 18 ottobre. Siamo a Villamaggiore, dove ci sono i magazzini della Billa – ex Standa, in appalto alla cooperativa C.L.O. (Cooperativa Lavoratori Ortomercato). La C.L.O. ha oltre 2000 dipendenti e gestisce una buona fetta dell’ortomercato milanese di via Lombroso.
I lavoratori – in buona parte immigrati – sono in sciopero.
Il picchetto si forma davanti ai cancelli del polo logistico intorno alle cinque e mezza del mattino. Ben oltre il centinaio i partecipanti: una trentina di operai della C.L.O., altri trenta delle cooperative che lavorano e Brembio, Liscate, Settala, Varedo e i licenziati di Cerro al Lambro. A questi si aggiungono una cinquantina di solidali del comitato antirazzista, del sindacato di base, dei centri sociali.

Sino alle 9 vengono bloccati ai cancelli sia i camion in uscita che quelli in entrata: numerosi autisti sono solidali. Si forma una coda di un chilometro.
I capi della cooperativa provano a spingere dentro gli indecisi, poi, per limitare i danni decidono di deviare i camion verso altri magazzini.
Alle nove e mezza arrivano numerosi caporali della C.L.O.: ne nasce un tafferuglio in cui una ventina di crumiri si infila. Poco dopo arrivano in forze Digos e celerini, in tutto una novantina.
Alle dieci e mezza parte un’assemblea.
Gli operai che intervengono sottolineano gli scopi della lotta: l’abolizione del cottimo e la restituzione dell’indennità di mensa.
Una lotta – e lo ribadiscono in molti – che ha tuttavia un senso più ampio. La fine di un sistema – sancito dalle leggi sull’immigrazione – che riduce in schiavitù i lavoratori stranieri.
Il direttore della cooperativa promette l’apertura di un tavolo di trattative e l’azione – per quel giorno termina. Gli operai decidono comunque di non rientrare al lavoro, nonostante lo scioglimento del picchetto.
Va avanti – ogni giorno – la lotta per la dignità, il salario, la sicurezza.

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