Un lieto fine. Da Brescia a Gradisca e ritorno

Quella di Malik è una piccola storia di sopraffazione e ingiustizia come ne accadono tante, tutti i giorni, nelle nostre città.
Questa volta però c’è un lieto fine.
Sabato 1 gennaio Malik viene fermato dai Carabinieri di Pontevico (BS). Con lui ci sono la moglie Erka, la loro bambina di un mese e mezzo e un amico di famiglia. I militi comunicano seduta stante a Malik che la sua richiesta di sanatoria alla Questura di Milano (nell’ambito della cosiddetta sanatoria truffa del 2009) era stata respinta.
Malik è stato immediatamente deportato al Cie di Gradisca d’Isonzo.
La rete solidale antirazzista bresciana si è subito attivata per garantire un supporto legale e denunciare l’accaduto.
Fortunatamente lunedi sera Malik ha potuto tornare a casa perché il Giudice di Pace ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per la sua espulsione, avendo qui in Italia moglie e figlia di un mese.
La storia di Malik si inserisce all’interno del contesto bresciano caratterizzato da continue retate e caccie all’uomo contro il gli immigrati, soprattutto dopo la lunga lotta sulla gru.

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