CIE di Gradisca: Connecting People pescata con le mani nel sacco

Giovedì 23 febbraio. Che la gestione dei CIE sia un affare lucroso è cosa nota. Intorno a questi nonluoghi girano una montagna di soldi pubblici da arraffare e in molti fanno a gara per accaparrarseli. La fame di profitto va oltre anche le sostanziose somme elargite dallo stato per la gestione di questi lager.
E’ il caso del “CIE modello” di Gradisca d’Isonzo. Dall’altro ieri è in corso una grossa operazione della Procura di Gorizia che vede come grande imputato la Connecting People, il consorzio che gestisce la struttura. L’accusa è semplice: truffa ai danni dello stato per aver gonfiato le fatture e i numeri dei reclusi per papparsi ancora più soldi.

L’inchiesta è agli inizi e potrebbe avere grossi sviluppi. L’operazione coincide con l’udienza al Tar di Trieste sul ricorso della stessa Connecting People contro la gara di appalto che scorso anno aveva aggiudicato la gestione alla francese Gepsa.
Grazie a questo ricorso (e quindi alle varie proroghe concesse) la gestione del CIE è invece fino ad ora rimasta in mano alla Connecting People.
Un ulteriore tassello di quella che chiamiamo “l’anomalia gradiscana”: secondo lo Stato è una struttura modello, nei fatti in questo CIE ci sono state grandi lotte e innumeri fughe. Qui più che altrove c’é una coltre di silenzio e impenetrabilità.
Di pochi giorni fa la notizia che in primavera dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – finire i lavori di ristrutturazione – un’altra storia infinita e dai contorni poco chiari. Il lager, dove oggi sono recluse meno di cinquanta persone dovrebbe presto tornare a pieno regime.

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