Torino: rinvio a giudizio per gli antirazzisti

Mercoledì 27 giugno. Il giudice dell’udienza preliminare ha pronunciato le sentenza contro 40 antirazzisti torinesi. Rinvio a giudizio per tutti. Respinte quasi tutte le richieste dei difensori che avevano argomentato come buona parte delle imputazioni volute dal PM e dal GIP fossero una vera torsione delle leggi esistenti per incastrare con accuse pesantissimi gli antirazzisti, dopo il venir meno del reato associativo con il quale il PM Padalino, noto per le sue simpatie per la destra xenofoba e razzista di stampo leghista, aveva cercato di seppellire l’esperienza dell’assemblea antirazzista torinese. Negli ultimi vent’anni il disciplinamento dei lavoratori immigrati è stata ed è tuttora una delle grandi scommesse dei governi e dei padroni, che puntano sulla guerra tra poveri per spezzare il fronte della guerra di classe. Nel nostro paese è stata costruita una legislazione speciale per gli immigrati, persone che, sebbene vivano in questo paese, devono sottostare a regole che ne limitano fortemente la libertà. Chi si oppone alle politiche e alle leggi discriminatorie e oppressive nei confronti degli immigrati entra nel mirino della magistratura. Il processo contro una quarantina di antirazzisti torinesi, tra cui tre aderenti alla FAI torinese, andrà in scena il 27 febbraio del 2013. Un megaprocesso che la Procura torinese vuole ad ogni costo. L’Assemblea Antirazzista – attiva tra maggio del 2008 al maggio del 2009 – fu il fulcro da cui si dipanarono numerose iniziative. Manifestazioni, presidi, occupazioni simboliche, striscioni, scritte, azioni di protesta descritte come atti criminosi all’evidente scopo di ridurre a questioni di ordine pubblico l’attività politica e sociale di quegli anni. Attività che, sia pure di minoranza, in quel periodo contribuirono a tenere accesi i riflettori ed a sostenere le lotte dentro i CIE, contro lo sfruttamento del lavoro migrante, contro la militarizzazione delle periferie.
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