Crotone: CIE chiuso dopo la rivolta

É il dieci agosto quando un ragazzo marocchino di 31 rinchiuso nel lager dell’isola di Sant’ Anna di Capo Rizzuto (Crotone) si sente male.
Viene portato al pronto soccorso, ma, come è ovvio aspettarsi dalla stampa ufficiale, non è dato sapere dopo quanto tempo, così come non è possibile conoscere nemmeno il nome del ragazzo, che muore una volta arrivato all’ospedale.
L’autopsia parla, come dato provvisorio, di una cardiopatia, ma qualcosa di sospetto deve esserci, se persino il medico legale decide di disporre ulteriori accertamenti a causa delle tracce di sostanze, probabilmente farmaci, rinvenute nel suo corpo. La cosa non stupisce. Mentre i responsabili della Misericordia, che gestisce il centro, gridano ai quattro venti che il giovane è morto per cause naturali è difficile non pensare alle tante denunce pubbliche per i farmaci scaduti o gli psicofarmaci somministrati a forza nei Lager per migranti.
Le cose devono apparire più chiare ai suoi compagni di prigionia che iniziano una rivolta in cui danno alle fiamme suppellettili e materassi e arrivano a danneggiare seriamente anche le pareti del centro, tanto da obbligare i gestori a constatarne l’inagibilità, ma nessuno dei reclusi riesce a guadagnare la libertà, dopo la repressione della rivolta da parte della polizia, tutti i 51 prigionieri vengono smistati in altri c.i.e.
Intanto oggi, 20 agosto, in mattinata i richiedenti asilo del c.a.r.a. Dell’isola sono scesi in strada bloccando per quasi due ore la statale 106 con cartelli contro il sovraffollamento della struttura e gli assurdi tempi burocratici che intercorrono tra la richiesta e l’eventuale ottenimento dello status di rifugiati.
Attualmente nel c.a.r.a. sono stipate 1450 persone e non è la prima volta che vengono denunciate pubblicamente le condizioni invivibili della permanenza nel centro.

Riportiamo un commento a seguito della visita del ministro Kyenge al lager sul blog dei compagn* di Anarcalabra.

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