CIE di Gradisca. Demolito, stanza dopo stanza

Gradisca, domenica 27 febbraio. “A quasi cinque anni dall’apertura, passati tra continue rivolte, atti di autolesionismo e violente repressioni, il CIE di Gradisca d’Isonzo è stato distrutto dai suoi stessi reclusi molti dei quali provengono dalle rivolte nordafricane.”

Questo l’incipit del comunicato dei compagni del Coordinamento Libertario Isontino. Ed è anche l’epilogo di una vicenda cominciata il 7 marzo del 2006, quando tra scontri, botte e lacrimogeni, venne fatto entrare a forza il primo “ospite” della ex caserma Polonio.
Negli ultimi tre giorni i reclusi hanno dato alle fiamme la loro prigione, demolendola, stanza dopo stanza. Nel pomeriggio di oggi sono andate a fuoco altre sei camere. Per i 105 “ospiti” restano solo 8 letti: gli altri sono ammassati senza nulla nelle aree comuni.
Un’altra bella manciata di sabbia è stata lanciata nel motore della macchina delle espulsioni.
Giornata di informazione e lotta il 12 marzo al CIE di Gradisca.
Aggiornamento a lunedì 28 febbraio. La scintilla che ha dato fuoco alle polveri, portando al collasso il CIE, sarebbe stato il mancato rilascio con foglio di via di venti reclusi, annunciato per domenica e poi bloccato dal ministero. Il sabato precedente la questura goriziana aveva già fatto liberare 32 immigrati.

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