Il CIE di Gradisca verso la chiusura

E’ una rivolta senza fine quella dei reclusi nel lager di Gradisca –il CIE modello– da sempre particolarmente attraversato da lotte, rivolte, fughe, tensioni, scandali.  La nuova ondata di rabbia inizia nella notte fra il 30 e il 31 ottobre: un gruppo di prigionieri prima tenta la fuga e di seguito brucia materassi, rompe vetrate e divelge alcune reti per protestare contro le condizioni di vita all’interno della struttura e per la lunghezza dell’internamento. Alla fine i vigili del fuoco dichiarano inagibili cinque stanze su otto e un paio di immigrati vengono portati all’ospedale per intossicamento ma per fortuna senza gravi conseguenze. L’inagibilità delle stanze fa si che i reclusi vengano fatti dormire per terra nei corridoi al freddo e senza materassi. Un pugno di ferro già visto dopo le rivolte del febbraio-marzo 2011. Nella notte  fra il 1 e il 2 novembre e fra il 2 e il 3 novembre l’opera di distruzione del CIE viene completata con l’incendio alle camere rimaste agibili. Ormai la struttura è completamente al collasso e inagibile ma nonostante questo i quasi 70 prigionieri (ma sono iniziati  i primi trasferimenti e espulsioni) dormono all’addiaccio, facendo i conti con le continue provocazioni della polizia.

Qui e qui la rassegna stampa. A breve sono previste nuove mobilitazioni degli antirazzisti.

Aggiornamento del 05 novembre: da ieri è iniziato lo svuotamento del CIE. Alcuni reclusi hanno avuto in mano il foglio di espulsione o sono stati rimpatriati, mentre 38 di essi saranno trasferiti stamattina al lager di Trapani. Dalle ultime voci pare che lo svuotamento non sarà totale ma rimarranno in 18.

Aggiornamento del 06 novembre: completato questa mattina lo svuotamento del lager con gli ultimi trasferimenti.

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