“Il CIE di Gradisca va chiuso”

A dirlo questa volta non sono gli antirazzisti che da sempre si battono contro i CIE, non sono manco i sindacati degli sbirri che si lamentano per dover fare il lavoro sporco e neanche qualche esponente della sinistra istituzionale locale che alle parole non ha mai fatto seguire fatti concreti.  L’affermazione è di Luigi Manconi, presidente della Commissione parlamentare per i diritti umani del senato, dopo la visita al lager gradiscano. Per la prima volta un esponente governativo, seppur ovviamente non chiedendo la chiusura dei CIE in quanto tali, dice a chiare lettere che quel campo di internamento va chiuso. Va chiuso perchè non rispetta i diritti umani…e quale CIE li rispetta rilanciamo noi? Come può essere accettato il principio della “detenzione amministrativa”? Come si può rendere dignitosa la carcerazione di persone solo perchè non hanno un documento? Dal nostro punto di vista è chiaro che non vi può essere nessuna giustificazione o mediazione possibile nei confronti di queste strutture d’oppressione peggiori delle “normali” galere. Ribadito questo basilare ma centrale concetto torniamo a Gradisca. Questa visita è la diretta conseguenza delle proteste dei reclusi che hanno caratterizzato tutto il mese di agosto con numerose manifestazioni sui tetti (anche per diversi giorni di fila) e le consuete fughe e autolesionismi. A seguito di questi fatti un ragazzo si trova tutt’ora, a un mese dalla caduta, in coma all’ospedale di Trieste. Le proteste, supportate e amplificate dagli antirazzisti, hanno fatto riesplodere l’attenzione sul lager gradiscano. La situazione del CIE è a dir poco traballante: poche decine di reclusi di fronte ad una capienza iniziale di 250 posti, l’ala ristrutturata ancora chiusa, operatori pagati da anni con mesi di ritardo, la Connecting People che lo gestisce sotto processo con l’accusa di truffa, fughe (riuscite e non), autolesionismi e scontri con operatori e sbirri quasi quotidiani, una costante attenzione e presenza degli antirazzisti, il prefetto in difficoltà di fronte alle continue richieste di visite all’interno da parte di giornalisti e politici… Il quadro complessivo che emerge è di una struttura da anni in difficoltà ed ora sull’orlo del collasso. Già nell’inverno del 2011, a seguito di alcuni giorni di rivolta degli immigrati che portarono alla devastazione del CIE, si era giunti sull’orlo della chiusura. Quella volta però il ministero dell’interno andò giù duro e pur di non chiudere il centro fece dormire per mesi i reclusi per terra prima di iniziare i lavori per un minimo ripristino della struttura. Stavolta però la situazione è ancora più pesante e i soldi sempre meno. Se il CIE di Gradisca chiudesse -seppur temporaneamente- sarebbe un ulteriore colpo al sistema dei CIE e delle espulsioni a livello nazionale dopo la chiusura di Modena, Bologna e Crotone

Gli antirazzisti -che erano presenti fuori dal lager anche il giorno della visita della commissione e che stanno continuando l’opera di controinformazione nei territori- continueranno a spingere in questa direzione. Affinchè chiuda e non riapra mai più.

Aggiornamenti al 23 settembre: nei giorni fra il 20 e il 21 è riesplosa la rabbia dei reclusi prima con una nuova salita sui tetti per qualche ora e poi con una riuscita fuga accompagnata da violenti scontri con la polizia. Qui cronaca e rassegna stampa.

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