Milano. Immigrati ancora su una torre

Neanche un anno fa alcuni immigrati, sulla scia dei fatti di Brescia, salirono sulla torre di via Imbonati a Milano. La protesta prendeva le mosse dalla sanatoria truffa ma presto si estendeva ad altri temi: una lotta per rivendicare libertà e dignità.
Sabato scorso due immigrati sono saliti sulla torre di piazza Selinunte per riprendere la protesta contro la sanatoria truffa. In questo anno e mezzo nulla è cambiato per chi è stato raggirato da padroni e strozzini senza scrupoli, con la speranza di essere regolarizzato.
Di seguito l’articolo che apparirà su Umanità Nova questa settimana.

Ancora una Torre… Piazza Selinunte, Milano
Sabato sera, mentre nello stesso momento si svolgeva un presidio davanti alla prefettura di Milano, un gruppo di immigrati organizzati ha preso possesso della torre di piazza Selinunte, in zona San Siro a Milano.
La piazza è il crocevia di un quartiere tra i più popolari, abitato da tantissimi lavoratori immigrati.
Il Comitato Immigrati di Milano e il Comitato Immigrati Egiziani hanno si sono fatti carico dell’eredità dell’occupazione di via Imbonati.
A due anni dalla sanatoria del 2009 nulla è cambiato. Con quella legge furono imbrogliati migliaia di lavoratori che tentarono di regolarizzare la loro posizione, mentre stato e intermediari truffaldini intascavano migliaia di euro tra contributi INPS e costi gonfiati per le pratiche.
Di questi permessi non c’è più traccia.
I “tavoli e tavolini”di partitini e associazioni che si arrogavano il diritto della unica rappresentanza sono falliti miseramente.
Le connivenze tra stato e consorterie politiche, passando per le cooperative di lavoro quasi tutte di stampo mafioso, sono oggi evidenti a tutti. (….) Le leggi sulla clandestinità e il sistema criminale che permette la detenzione degli immigrati senza permesso di soggiorno dentro i CIE servono solo a garantire manodopera senza alcun diritto, una nuova schiavitù.
Le rivolte nei Cie come gli scioperi e blocchi nelle cooperative della logistica sono sempre più frequenti.
Le rivolte popolari dei paesi del Mediterraneo e gli scioperi generalizzati e selvaggi in numerosi paesi europei sotto la morsa della crisi economica dimostrano che il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo è in crisi e le risposte da dare non possono più essere le solite.
La delega politica ai partiti ha fatto il suo tempo: era già perdente ai tempi della Prima Internazionale, figuriamoci oggi.
Solo la pratica dell’autogestione e dell’autorganizzazione e il rifiuto della rappresentanza si può contribuire alla costruzione di un mondo migliore.
Certo, piccola cosa è l’occupazione di una torre, ma quella piazza, piazza Selinunte, può diventare un laboratorio di idee. Proviamoci.
Anto D’Errico (Coordinamento Antirazzista FAI)

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